LyX: prima riga di un paragrafo in maiuscoletto

Un’alternativa a utilizzare capolettere è iniziare un paragrafo con la prima riga tutta in maiuscoletto:

L’unico modo di avere questo in forma (semi) automatica che ho trovato è con il pacchetto magaz.

Questo pacchetto è un tanto «capriccioso» perché non solo non può essere utilizzato contemporaneamente con il pacchetto lettrine, non accetta neanche equazioni o formattazioni particolari. Però nella sua forma più semplice è veramente facile da utilizzare.

Nel preambolo LaTeX di un documento LyX si scrive

\usepackage{magaz}

e poi nel paragrafo che si vuole modificare si aprono due «scatolette TeX», una all’inizio del paragrafo con l’istruzione

\FirstLine{

e l’altra più avanti (non necessariamente alla fine del paragrafo, soltanto deve prendersi sufficiente testo per coprire la prima riga) con un

}

per chiudere tutto.

È importante notare che l’istruzione FirstLine deve trovarsi per forza all’inizio del paragrafo altrimenti ci darà errore.

È possibile fare si che il formato della prima riga sia diverso, modificando per esempio il font, ma siccome la breve documentazione del pacchetto risulta piuttosto chiara mi fermerò qui.

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LyX: Cos’è e come si utilizza la microtipografia

Oggi parleremo di una questione puramente estetica. L’argomento è trovare il modo di far si che il testo creato in LyX, sia con LaTeX o con XeTeX, risulti «più bello».

Questo non ha un’utilità in se e infatti la maggior parte dei lettori non noteranno la differenza… il che vuol dire che saremo riusciti!

Cosa significa «microtipografía» e a cosa serve

Nell’introduzione del manuale del pacchetto microtype troviamo questa ispirata definizione (la traduzione a continuazione)

Micro-typography is the art of enhancing the appearance and readability of a document while exhibiting a minimum degree of visual obtrusion. It is concerned with what happens between or at the margins of characters, words or lines. Whereas the macro-typographical aspects of a document (i.e., its layout) are clearly visible even to the untrained eye, micro-typographical refinements should ideally not even be recognisable. That is, you may think that a document looks beautiful, but you might not be able to tell exactly why: good micro-typographic practice tries to reduce all potential irritations that might disturb a reader.

Microtipografia è l’arte di migliorare l’apparenza e la leggibilità di un testo perturbando il meno possibile la sua presentazione. È relazionato con cosa succede tra o ai bordi dei caratteri, parole o linee. Mentre che gli aspetti macrotipografici di un documento (il suo disegno) sono chiaramente visibili anche all’occhio non preparato, i miglioramenti microtipografici idealmente non dovrebbero essere riconoscibili. Cioè, lei dovrebbe pensare che un documento si vede bello, ma non dovrebbe essere capace di dire esattamente il perché: le buone pratiche microtipografiche tentano di ridurre tutte le potenziali irritazioni che potrebbero molestare il lettore.

Perfetto, l’idea è quella di modificare sottilmente il testo per far si che «si veda meglio», ma che chi lo veda non sia capace, in un primo analisi, di dire cosa è stata modificata. Ma, questo come si fa?

Bene, la prima cosa da dire risulta piuttosto forte: è incredibilmente semplice ingannare il nostro cervello. Consideriamo la seguente immagine, pressa dalla wikipedia:

Gli esagoni verdi formano una griglia completamente storta, vero? Falso: prendete un righello e lo vedrette. I piccoli punti confondono il nostro cervello il quale interpreta il patrone in forma sbagliata.

Ed è proprio questo tipo di «illusioni ottiche» quello che si presenta in un testo giustificato:

microtype-sin1

Guardate con attenzione il margine destro, non sembra «ondulato»? Proprio dove si trovano punti, virgole e trattini il testo sembra rientrare, vero? Falso ancora: il righello non mente!

Quello che succede qui è che i punti, virgole e trattini presentano «meno peso» che i caratteri precedenti e pertanto il nostro cervello interpreta l’immagine come se ci fossero «buchi» li. Guardiamo adesso questo testo:

microtype-con1

Adesso il margine destro sembra più «retto», vero? Ancora falso! Vediamo un dettaglio della seconda immagine

protrusion

Come può comprovarsi le virgole e i trattini (succede anche con i punti) «attraversano» il margine destro leggermente. In questa situazione i bordi delle linee sembrano più «pieni» e il nostro cervello interpreta il margine destro come più diritto, anche se non lo è. Il cambio è veramente minimo, ma migliora di tanto la presentazione.

Questa tecnica di microtipografia viene chiamata «protrusione». Non è l’unica, ma certamente è quella meno invasiva.

Un’altra tecnica è quella di deformare i caratteri per far si che occupino più o meno spazio orizzontale e così evitare che lo spazio tra parole sia diverso nelle diverse linee di testo. Si può modificare anche la distanza tra caratteri… infine, che le tecniche sono diverse.

Come si applica questa «microtipografia»

Caro lettore, non pensare nemmeno di tentare di avere qualcosa di simile in programmi di videoscrittura tradizionali come Writer o Word: semplicemente non è possibile. Mi dicono che Scribus permette di lavorare limitatamente con queste tecniche, ma non ho mai utilizzato questo programma e pertanto non posso commentare.

L’unica possibilità nel mondo F(L)OSS è LaTeX (e XeTeX, e LuaTeX…) con il pacchetto microtype, a cui documentazione si installa, in Linux, in

/usr/share/texmf/doc/latex/microtype/microtype.pdf

Il manuale occupa più di 240 pagine, ma non doviamo preoccuparci: in un uso normale le opzioni predefinite sono semplicemente perfette.

Per abilitare questo in LyX, in versioni fino alla 2.2.x, in Documento → Impostazioni → Preambolo LaTeX doviamo scrivere:

\usepackage{microtype}

A partire della versione 2.3 risulta sufficiente selezionare la corrispondente casella nel menu di configurazione dei font.

Tutto pronto, non c’è altro da fare. Questo funziona sia con LaTeX normale, con XeTeX o LuaTeX, anche se in questi due ultimi con alcune limitazioni: per esempio, al momento di scrivere questo articolo XeTeX offre soltanto supporto per protrusione.


Per approfondire

http://hstuart.dk/2007/11/27/microtypography/

https://en.wikipedia.org/wiki/Microtypography

Disponibile LyX 2.2.3

Il proyecto LyX annuncia oggi la disponibilità della versione 2.2.3 di questo magnifico programma di videoscrittura costruito su LaTeX e derivati

Public release of LyX version 2.2.3

Con numerose correzioni di errore (compreso un molesto problema con i tasti di scelta rapida in KDE), questa versione ci regala pure diversi miglioramenti nella gestione di riferimenti incrociati e citazioni (con interfaccia grafica ridisegnata) oltre ad un miglioramento nella performance del programma.

LyX223-it

Gli utenti di openSUSE abbiamo già questa nuova versione nel repositorio Publishing, mentre che il resto dei mortali possono scaricare il codice sorgente o alcuni binari da questo vincolo.

Possibilmente questa sia l’ultima versione della linea 2.2.x, con una 2.3 carica di novità in piena preparazione e prevista per agosto.

LyX: Rinominando le «Parti» e i «Capitoli»

Immaginiamo di dover scrivere un libro con LyX, scegliendo ad esempio il documentclass «Book».

In  questo modo ci saranno a nostra disposizione diversi «ambienti», tra i quali i sezionamenti Capitolo (comando LaTeX \chapter{}) per separare le diverse parti dell’opera e Parte (comando LaTeX \part{}) per raggruppare capitoli.

Ma se invece di separare in «parti» noi vogliamo utilizzare «libri»? E se invece di «Capitolo 1: Titolo scelto» ci piacerebbe di avere «Giorno 1: Titolo scelto»? Come si fa questo?

La forma più semplice è andare nel preambolo LaTeX (Documento → Impostazioni → Preambolo LaTeX) e aggiungere

\usepackage[italian]{babel}
\addto\captionsitalian{
  \renewcommand{\partname}{Libro}
  \renewcommand{\chaptername}{Giorno}
}

In un senso qui stiamo «ingannando» LaTeX con l’aiuto di Babel (il programma per gestire le opzioni relazionate con la lingua del documento), dicendole che invece di utilizzare le traduzione predeterminate per Part e Chapter utilizzi quelle da noi fornite.

Infatti, se non vogliamo niente lì semplicemente lasciamo le seconde parentesi graffe vuote:

\renewcommand{\partname}{}

ci darà soltanto il numero e il titolo da noi scritto, senza etichette.

Nella finestra di lavoro di LyX nulla cambierà, ma nel PDF compilato tutto sarà come vogliamo noi.

Inizializzare paragrafi con una capolettera in LyX

Siccuramente il lettore si sarà trovato davanti a un elegante testo come quello presentato nella seguente schermata:

capolettera-1

Per fare questo su LaTeX/LyX c’è il pacchetto lettrine.

LyX ci offre supporto dalla sua interfaccia grafica e nella sezione 6.3 del manuale che si trova sotto Aiuto → Oggetti inseriti viene spiegato chiaramente un metodo per utilizzarlo… perché ce n’è un altro, il quale risulta molto più semplice.

Il metodo spiegato nel manuale è quello più potente e flessibili, ma quando si vuole ripetere una formattazione tante volte in un documento tanta flessibilità non è proprio necessaria.

Per cominciare, e come sempre, doviamo essere sicuri che il pacchetto che c’interessa è installato e che LyX sa che è presente. La documentazione di Lettrine viene installata, in Linux e con TeXLive, in

/usr/share/texmf/doc/latex/lettrine/lettrine.pdf
/usr/share/texmf/doc/latex/lettrine/demo.pdf

Primo passo: in un documento LyX andiamo su Documento → Impostazioni → Moduli e mettiamo la spunta sul modulo Capolettere, come si vede nella seguente schermata:

capolettera-2

Clic su Applicare, non su OK, che doviamo ancora lavorare su questo menù! Ed è che, come capita in queste situazioni, doviamo andare sul Preambolo LaTeX per aggiungere qualche codice…

Il documento utilizzato per questo esempio è stato configurato per utilizzare XeTeX con il font EB Garamond per il testo e il font Goudy Initialen per le capolettere.

Sul preambolo ho scritto:

\newfontfamily{\Iniziali}[]{Goudy Initialen}
\renewcommand{\LettrineFontHook}{\Iniziali}
\setcounter{DefaultLines}{3}

La prima istruzione definisce un nuovo font da utilizzare nel documento (più informazione qui). Questa definizione viene utilizzata nella seconda riga per dire al pacchetto Lettrine quale font dev’essere utilizzato per le capolettere. La terza riga indica il numero di righe di testo che si deve prendere la capolettera.

È possibile fare degli «aggiustamenti fini» della posizione verticale della capolettera aggiungendo

\renewcommand{\DefaultLraise}{0.35}

e modificando il valore 0.35 per quello che serva. Generalmente non è necessario.

A questo punto, quando vogliamo inserire una nuova capolettera selezioniamo il primo carattere del paragrafo e clic destro → Stile testo → Capolettera, come mostrato a continuazione

capolettera-3

Quasi ci siamo. Per far si che il resto della prima parola sia in maiuscoletto doviamo selezionarla e introdurla in una «scatoletta TeX» racchiusa tra parentesi graffe. In LyX tutto si vedrà così:

capolettera-4

mentre che sul documento compilato si vedrà come nella prima schermata.

Una variante: capolettera «in su»

Per ottenere il seguente effetto:

letracapitalsubida

Dovremo modificare le istruzioni utilizzate prima nel preambolo LaTeX:

\newfontfamily{\Iniziali}[Scale=2]{Goudy Initialen}
\renewcommand{\LettrineFontHook}{\Iniziali}
\setcounter{DefaultLines}{1}

Tutto è molto simile a prima, tranne per due cose. La prima è una nuova istruzione aggiunta tra le parentesi quadre nella prima riga, dove viene definito il font da utilizzare nelle capolettere: l’istruzione Scale=2 da un font due volte la grandezza di uno normale (certamente si può giocare con il valore). La seconda differenza è nell’ultima riga dove viene indicato che la capolettera deve prendere soltanto una riga di testo.

Tutto pronto!

Distanza tra linee di testo in un documento LaTeX/LyX

In LyX risulta semplice scegliere la distanza tra le righe di testo, tanto per il documento in generale

lyxinterlinea1

come per un paragrafo particolare

lyxinterlinea2L’ «1.5» che si vede nella schermata è quello che nell’altra si chiama «uno e mezzo». Questo risulta importante perché vedremo a continuazione cosa succede quando si scrive 1,5 in «personalizzato»…

«Semplice», «uno e mezzo» e «doppio» sembrano piuttosto semplici da capire ma solo fino a quando non ci rendiamo conto di non avere la più pallida idea di cosa vuol dire «semplice».

E questo risulta anche importante per capire cosa fa «personalizzato».

Adesso faremo tutto addirittura più complicato.

Chiedo al lettore di fare il seguente esercizio in LyX: creare un paragrafo in «uno e mezzo» facendo clic destro  → Impostazione paragrafo e scegliendo 1.5 per Interlinea mentre che  a continuazione creiamo un altro con spazio personalizzato da 1.5 facendo clic destro  → Impostazione paragrafo, scegliendo Personalizzato per Interlinea e scrivendo 1,5 nel campo a destra. Vedete la stessa cosa? Vero che no? Personalizzato da 1.5 ci da delle righe più separate che l’opzione «uno e mezzo»! Adesso, tornate alla configurazione del paragrafo, scegliete ancora Personalizzato e scrivette 1,25: vedrete che al premere Applica l’opzione cambia da sola a «1.5», cioè, «uno e mezzo». Per ultimo scegliete ancora Personalizzato e scrivette 1,667: adesso passa a «doppio».

E questo??!!

Un po di teoria

I font moderni (OpenType, per esempio) includono la definizione di cos’è una «interlinea semplice»: chi sviluppa il font sceglie qual’è lo spazio minimo tra le righe per far si che queste non si sovrappongano. Questa grandezza dipende dal disegno dei caratteri (la sua altezza, la forma in cui gli accenti vengono aggruppati —e sì, ci sono lingue dove lo stesso carattere può avere più di un accento simultaneamente), le preferenze personali del autore… Processori di testo come Writer utilizzano questo parametro interno del font come base dell’interlineato.

Per esempio, OpenOffice Writer usa questo interlineato semplice in modo predefinito mentre che LibreOffice Writer nel suo modello predefinito usa per lo stile «corpo del testo» un interlineato «proporzionale» del 120%, il che vuol dire un 20% in più del interlineato semplice definito dal font.

Questo chiaramente ci dice cosa significa «semplice», «uno e mezzo» e «doppio» in Writer, ma questo articolo è su di LaTeX, cosa succede lì?

Interlineato in LaTeX

Bene, quello che succede è che LaTeX fu creato decenni prima che unicode e OpenType. Ed è proprio per questo che LaTeX calcola la distanza tra righe in un modo tutto suo.

The Dangerous Bend Sign of Donald Knuth

Attenzione! Curve LaTeX pericolose!

La cosa va più o meno così (al meno fino a dove la capisco). LaTeX definisce la altezza «basica» della riga come la grandezza in punti del font: un font di 10 punti avrà perciò associata una altezza di riga di 10 punti e per quello la «riga e mezza» sarà da 15 punti e quella doppia sarà di 20… MA, l’interlinea semplice non sarà di 10 ma di 12!

Infatti, dato che avere una distanza tra righe uguale alla grandezza del font darà un testo troppo compatto e illeggibile dove i caratteri più alti di una riga finiranno sovrapposti a quelli più bassi della riga precedente LaTeX aggiunge un 20% alla altezza di base, ma solo all’interlinea semplice, quella «uno e mezzo» e la «doppia» vengono calcolate dal valore senza correggere!

Facendo un piccolo sforzo di memoria per riprendere il lavoro fatto a scuola con delle proporzioni e percentuali riusciremo a vedere come funziona tutto questo in realtà. Infatti, se si sa che una quantità (la distanza tra due righe consecutive con «interlinea semplice») è il 120% di una incognita e vogliamo calcolare il 150% di quell’incognita, quale sarà il fattore che rimane? Sarà

\displaystyle \frac{1}{1,2} \cdot 1,5 = 1,25

E se quello che si vuole è avere il doppio della distanza di base,

\displaystyle \frac{1}{1,2} \cdot 2 = \frac{5}{3} \approx 1,667

E sì, LaTeX può essere strano…

Come si vede la confusione sorge dal fatto che le opzioni «uno e mezzo» (o 1.5, nella configurazione del paragrafo) e «doppio» vengono calcolate a partire di un valore diverso di quello utilizzato per definire «personalizzato». Perché, certamente, «personalizzato» applica un fattore all’interlineato semplice, quello che ha la correzione!

E prima che qualcuno lo chieda, sì, questo è così anche in XeTeX e LuaTeX.

Infine, spero che questo serva al lettore per capire un po come funziona questa storia dell’interlineato in LaTeX e così essere in grado di configurare i documenti con maggiore sicurezza.

Volendo, è possibile mettersi in problemi ancora più complessi: l’interlinea è dinamica (si modifica se si aggiunge qualcosa a una riga che abbia bisogno di più spazio verticale) e perciò cose come definire il suo valore massimo e minimo sono certamente possibili in LaTeX… ma meglio non entrare, che di solito non è necessario.

Alcuni (pochi) vincoli

http://wiki.lyx.org/FAQ/Spacing

http://tex.stackexchange.com/questions/13742/what-does-double-spacing-mean

https://en.wikipedia.org/wiki/Leading

Sulle note a piè pagina in LaTeX/LyX

Oggi parleremmo su alcuni trucchetti per modificare la presentazione delle note a piè pagina in un documento LaTeX/LyX. Per utilizzare quello che viene presentato qui è necessario istallare il pacchetto «yafoot», che in Linux e con TeXLive si ottiene istallando

texlive-yafoot

Note a piè in colonne con testo principale senza colonne

In un documento con tante note a piè, ma tutte brevi di soltanto un paio di parole, inserire tutte le note nel modo «normale» sarebbe uno spreco di spazio e perciò potrebbe essere utile avere le note a piè distribuite in colonne anche se il documento principale non si presenta in questo modo.

Come al solito, Documento → Configurazione → Preambolo LaTeX. Lì doviamo scrivere

\usepackage{dblfnote}

e tutto funzionerà perfettamente. L’unica cosa a tener presente è che se la pagina è mezzo vuota le note a piè si raggruppano riempiendo la prima colonna: non c’è un modo semplice di «spingerle in giù».

Numerare le note a piè per pagina

È sufficiente aggiungere nel preambolo LaTeX lo seguente

\usepackage{perpage} 
\MakePerPage{footnote}

Risulta importante notare che nell’interfaccia grafica di LyX la numerazione sarà ancora correlativa, però nel documento compilato tutto sarà giusto.

Numero delle note senza apice

In modo predefinito, in LaTeX e derivati non solo il numero che identifica la nota a piè nel testo sarà presentato come un apice, ma anche quello della nota in se. Un modo di cambiare questo è aggiungere, ancora nel preambolo LaTeX, lo seguente:

\makeatletter
\renewcommand\@makefntext[1]{%
  \noindent\makebox[0pt][r]{\@thefnmark.\space}#1}
\makeatother

«Numerare» le note con simboli

Un’alternativa classica alla numerazione delle note a piè è utilizzare simboli, seguendo il seguente schema:

1 → ∗      (comando LaTeX: \ast)

2 → †      (comando LaTeX: \dagger)

3 → ‡      (comando LaTeX: \ddagger)

4 → §      (comando LaTeX: \S)

5 → ∗∗

eccetera. È importante tener presente che «numerare con simboli» ha senso soltanto se la numerazione riparte in ogni pagina e se si tengono poche note in ogni pagina, altrimenti il tutto diventerebbe un caos.

Detto questo, ancora nel preambolo LaTeX doviamo scrivere:

\def\mysymbols#1{\@mysymbols{\@nameuse{c@#1}}}
\def\@mysymbols#1{\ifcase#1\or $\ast$\or $\dagger$\or $\ddagger$\or $\S$\or $\ast\ast$
\def\thefootnote{\mysymbols{footnote}}

\usepackage{perpage} 
\MakePerPage{footnote}

La prima riga definisce una nuova istruzione chiamata \mysymbols, la seconda stabilisce la configurazione di quest’istruzione definendo le sostituzioni commentate prima mentre che la terza riga modifica la definizione dell’istruzione \thefootnote per far si che alla numerazione venga applicata la sostituzione precedente. Le ultime due righe applicano il pacchetto perpage del quale aviamo già parlato e devono essere applicati alla fine.

È importante notare che si tentiamo di utilizzare in una pagina più note del numero di simboli definiti LaTeX darà errore: meglio definirne di più (anche di troppo), aggiungendo semplicemente un altro «\or $\simbolo$» nella lista della seconda linea di codice LaTeX.

Conclusione

Quasi tutti i comandi indicati qui accettano più parametri, dei quali non parlerò. Nella maggioranza dei casi fare quello commentato in queste righe è più che sufficiente, perciò rimane alla curiosità del lettore chiedere al suo motore di ricerca preferito cosa fare se si vuole andare oltre.


Ispirato a questo messaggio per i simboli e a quest’altro per il pacchetto perpage.

Disponibile LyX 2.2.2

lyxBreve notizia per questo sabato: Anche se si trova già da qualche giorno nel repositorio Publishing di openSUSE, oggi si annuncia la disponibilità della versione 2.2.2 di questa magnifica interfaccia grafica per  LaTeX e derivati (XeTeX, LuaTeX, eccetera):

Public release of LyX version 2.2.2

Questa è soltanto una versione di correzione di errori e perciò aldilà del (necessario) indicatore dello «zoom» nella finestra di edizione (il quale si vede soltanto al fare Ctrl-Ruota del mouse) e che Inserisci → Didascalia si presenterà come menù soltanto quando ci siano più di una opzione, non ci sono altre novità.

Le correzioni di errori sono presenti nella documentazione, negli strumenti per compilare il programma, al importare e esportare documenti, nell’interfaccia grafica, eccetera.

Per quei poveri sfortunati che non usano Linux è possibile scaricare questa nuova versione dalla pagina principale del progetto.

Modificare il formato dei titoli in LaTeX/LyX

Come commentato nel corso introduttivo a LaTeX/XeTeX/LyX, il documentclass scelto determina il formato generale del documento e questo certamente include il formato dei titoli dei capitoli, sezioni, eccetera.

Nella maggior parte dei documentclass viene utilizzata per i titoli lo stesso font che per il corpo del testo. Questo generalmente è una buona idea ma, se vogliamo cambiare questo formato? O al meno il colore del testo? O aggiungere degli «effetti speciali»? Come si fa per ottenere quello che si vede nella seguente schermata? (scusate che sia in spagnolo)

titlesec

Come si riesce a vedere, non solo il capitolo e la sezione utilizzano un font diverso al corpo del testo, il capitolo ha una cornice e il colore dei titoli e diverso!

Esistono varie forme di modificare il formato dei titoli e qualche documentclass come per esempio Koma Script offrono strumenti per ottenere alcune di questi «effetti» ma l’opzione che presento in questo articolo e forse la più generale (anche se non risulta completamente generale: non funziona con Memoir).

I pacchetti a utilizzare

Generalmente viene installato in modo predefinito, però non guasta confermare che i pacchetti xcolor y titlesec ci siano disponibili nella nostra distribuzione LaTeX.

La documentazione di xcolor di solito s’installa, in Linux e con texlive, in

/usr/share/texmf/doc/latex/xcolor/

mentre che la documentazione di titlesec s’installa in

/usr/share/texmf/doc/latex/titlesec/

In questo articolo darò delle indicazioni generali su questi pacchetti che risulteranno più che sufficienti nella maggior parte dei casi. Per più informazione e altri usi sempre si può leggere il maledetto manuale… 😉

xcolor

Il pacchetto xcolor serve per definire colori. La forma più semplice di utilizzarlo è dichiararlo nel preambolo LaTeX con

\usepackage{xcolor}
\definecolor{AzzurroChiaro}{rgb}{.3,.5,.7}

La prima riga dichiara che vogliamo utilizzare il pacchetto mentre che la seconde definisce un colore: i parametri tra le parentesi graffe sono, in ordine, il nome del colore, il metodo per definirlo e i «valori» di ogni colore basico nella forma di tre numeri tra zero e uno (quanto rosso, quanto verde e quanto blu), separati da virgole.

titlesec

Questo pacchetto offre tante istruzioni per realizzare le modifiche dei titoli. Si può utilizzare in due modi, uno «semplificato» e l’altro «completo».

La forma semplificata solo può essere utilizzata nelle sezioni, sottosezioni e livelli più bassi, mentre che per gli ambienti Parte e Capitolo (o per fare di tutto e di più negli altri) bisogna prendere la forma completa.

Una questione di «dimensione»

Esistono istruzioni in LaTeX per definire la dimensione del testo in funzione di quella di base. Questi sono, dal più piccolo al maggiore:

\tiny
\scriptsize
\footnotesize
\small
\normalsize
\large
\Large
\LARGE
\huge
\Huge

Un esempio completo

Per creare quello che si vede nella schermata di sopra, ho scritto lo seguente in Documento → Impostazioni → Preambolo LaTeX:

\usepackage{titlesec}
\usepackage{xcolor}

\definecolor{AzzurroChiaro}{rgb}{.3,.5,.7}
\definecolor{Veeerde}{rgb}{.3,.7,.3} 

\newfontfamily{\coral}{TeX Gyre Chorus} 

\titleformat{\chapter}[frame] 
{\LARGE\coral\color{AzzurroChiaro}}{\filright\chaptertitlename\ \thechapter}{20pt}{\Huge} 

\titleformat*{\section}{\Large\bfseries\sffamily\color{Veeerde}}

Le prime due righe dichiarano l’uso dei pacchetti titlesec e xcolor.

Le seguenti due definiscono due colori, AzzurroChiaro e Veeerde (no, non fu un’errore di scrittura 😉 ).

La quinta riga definisce una nuova famiglia tipografica da utilizzare in tutto il documento.

Nel esempio può vedersi sia la forma semplice che quella completa dell’istruzione \titleformat, parte del pacchetto titlesec.

La forma col asterisco (ultima riga) è la «versione riassuntiva» dell’istruzione e fu utilizzata per definire velocemente il formato della sezione: applica l’ambiente \section, usa un font in \Large, in grassetto (\bfseries, con \mfseries sarebbe «media»), con il font senza grazie definito per il documento (\sffamily) e li assegna il colore Veeerde.

La forma completa dell’istruzione usata per modificare l’ambiente \chapter (capitolo) si prende due righe. Nella prima s’indica che si deve creare una cornice in torno al titolo ([frame]). Nella seconda riga si ha la grandezza \LARGE per il testo dell’etichetta (la parola Capitolo seguita dal numero), che si usa il font definito con \coral, che si usa il colore AzzurroChiaro. Dopo vengono una serie di istruzioni di formato che iniziano con «allineare a destra», seguono dando la struttura della informazione presentata (compreso uno spazio di separazione tra etichetta e testo del titolo) e finiscono indicando che il testo del titolo deve grande quanto indicato da \Huge che è decisamente molto di più che quello usato nell’etichetta.

Ebbene, gli ingredienti di base ci sono perciò resta soltanto compilare il documento. Como indicato prima le istruzioni utilizzate in questo articolo offrono molto di più ma non entrerò nei dettagli: per quello esiste già la documentazione di ogni pacchetto.

LyX: Cambiare lo stile di pagina del ambiente «Parte»

In un articolo precedente aviamo visto come si creano e applicano stili di pagina in LaTeX per riuscire così a cambiare il contenuto della riga d’intestazione o del piè di pagina d’una parte del documento. Oggi affronteremo un problema simile ma di soluzione più complessa: cambiare lo stile di pagina associato all’ambiente Parte.

L’ambiente Parte, utilizzato per aggruppare capitoli nelle documentclass per libri, ha associato uno stile di pagina particolare il quale potrebbe mostrare, a dipendenza della classe di documento scelta un piè di pagina con il numero di pagina. Come si fa a eliminare questo numero?

Sfortunatamente quello visto nell’altro articolo non funziona qui. Il problema è che l’ambiente Parte sta anche associato con delle interruzioni di pagina, perciò qualsiasi istruzione del tipo \thispagestyle inserita prima o dopo dell’ambiente sarà applicata alla pagina precedente o posteriore e non a quella che c’interessa. Non si può neanche utilizzare l’istruzione \thispagestyle dentro dell’ambiente Parte perché quest’istruzione non può essere annidata. Dunque? Si dovrà ridefinire l’ambiente Parte.

Ho trovato il seguente codice in questo argomento del forum LaTeX Community e in sostanza quello che fa è cambiare la definizione dell’ambiente \part (Parte) assegnandole lo stile di pagina chiamato empty che non ha ne riga d’intestazione ne piè di pagina.

La complessità del codice viene da tentare di «coprirsi» per qualsiasi eventualità, tenendo conto che il documento può essere a singola o doppia faccia, in una o più colonne: per quello ci sono così tanti comandi «if».

Per utilizzarlo in LyX come al solito apriamo Documento → Impostazioni → Preambolo LaTeX per scrivere:

% per lasciare le pagine di \part senza piè o intestazione di pagina

\makeatletter
\renewcommand\part{%
  \if@openright
    \cleardoublepage
  \else
    \clearpage
  \fi
  \thispagestyle{empty}%
  \if@twocolumn
    \onecolumn
    \@tempswatrue
  \else
    \@tempswafalse
  \fi
  \null\vfil
  \secdef\@part\@spart}
\makeatother

Fatto! E sì, LaTeX può essere strano…