Avviare LibO dalla riga di comando o da un desktop file (Linux)

LibreOffice 5.4 è l’ultima versione ad offrire il «quick-start», una piccola applicazione che si poteva far vivere nella barra delle applicazioni del nostro sistema operativo, lì vicino all’orologio, per semplificare l’avvio delle diverse componenti del programma: Nella versione 6 che sarà pronta all’inizio del anno prossimo il quick-start verrà eliminato.

Negli ultimi tempi LibO ha migliorato tantissimo la sua procedura di avvio, rendendola più agile e riducendo enormemente il tempo necessario per caricare l’applicazione, perciò il «quick-start» non è più utile, vero?

Beh… dipende. Certamente il caricare tutto il pacchetto in memoria anche quando non viene utilizzato non è proprio la migliore delle idee, ma il «quick-start» offriva anche qualche (piccolo) vantaggio come il riuscire ad avviare il programma direttamente nel gestore dei modelli.

Risulta molto semplice duplicare le funzionalità «utili» del quick-start creando alcuni accessi veloci ad applicazioni, i quali si gestiscono in sistemi Linux con i file «.desktop», ma siccome il modo di creare e gestire questi file dipende del desktop utilizzato (KDE Plasma, gnome, quel che sia) proverò a rimanere il più generico possibile. Penso che il lettore non avrà problemi all’ora di adattarsi.

Per esempio, per lanciare Writer dovremo utilizzare nel nostro .desktop file l’istruzione

libreoffice --writer %U

mentre che con

libreoffice --draw %U

s’inizierà Draw.

NOTA: Il lettore interessato in capire cosa vuol dire questo «%U» può consultare la specificazione dei file .desktop.

Fino a questo punto, niente di particolare, ma, come si fa a iniziare LibO con la lista dei modelli? Si usa

libreoffice .uno:NewDoc

mentre che se si vuole avere direttamente il menù per aprire un file particolare si può utilizzare

libreoffice .uno:Open

Creazione di un file .desktop in Plasma per lanciare LibO con la lista dei modelli

Le istruzioni «.uno:» sono parte dell’API di programmazione di LibO. Se volete sapere di più sul argomento… chiedete a qualcun altro, che questo delle macro non fa per me 😛

Creando dunque qualche accesso diretto alle applicazioni potremmo dare forma a un menù che riesca a sostituire il «quick-start»:

Ti lascio, caro lettore, con i dettagli.

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EPS a PDF a SVG

Sempre che si può scegliere è meglio utilizzare nei nostri documenti immagini vettoriali perché si presentano nel modo giusto ad ogni scala. I formati vettoriali per immagini più famosi sono, in ordine decrescente di anzianità: EPS, PDF (singola pagina) e SVG

Writer ha un supporto ottimo per il formatto SVG, un supporto problematico per PDF (migliora in ogni versione, ma risulta ancora limitato) e un quasi inesistente supporto per EPS. Cosa fare se non si ha a disposizione un file SVG?

Conversioni di formatti!

Esistono diversi strumenti di conversione di immagini vettoriali (ad esempio UniConvertor, parte del progetto sK1), però nella maggior parte dei casi questi strumenti ci offrono troppe possibilità. Perciò oggi parleremo del più semplice dei metodi da utilizzare in sistemi Linux.

Prima di tutto si devono istallare due utilità: epstopdf e pdf2svg.

Dalla terminale virtuale si usa:

epstopdf originale.eps --outfile=Il-PDF.pdf

per convertire un file EPS in uno PDF di una pagina. Dopo per convertire da PDF a SVG:

pdf2svg Il-PDF.pdf SVG-definitivo.svg

Ho provato con vecchi file EPS della mia tesi di dottorato (scritta in LaTeX) e la conversione risulta perfetta.

Entrambi istruzioni offrono più opzioni ma non entrerò in dettagli.

Conoscere le caratteristiche OpenType di un font

In questo blog ci sono diversi articoli presentando font liberi e parlando delle loro caratteristiche OpenType. La domanda sorge spontanea: come si fa a capire quali caratteristiche OpenType si trovano in un font qualsiasi?

Oggi presenterò un modo valido e semplice per gli utenti Linux: il terminale virtuale.

Tutto si può fare con l’istruzione «otfinfo» che viene nel pacchetto «lcdf typetools» (nel mio sistema viene con texlive-lcdftypetools). L’uso risulta molto semplice:

otfinfo <opzione> /path/per/il/font

L’opzione -s ci darà le lingue supportate per il font mentre che -f ci darà quali opzioni sono disponibili.

Bisogna ricordare che se nel «path» del font si trova uno spazio bisogna aggiungere una barra prima.

Per esempio, per conoscere cosa offre il font Sukhumala Regular.otf istallato nella cartella ~/.fonts/s/ semplicemente si scrive nel terminale virtuale

otfinfo -f ~/.fonts/s/Sukhumala\ Regular.otf

che ci darà

afrc Alternative Fractions
c2pc Petite Capitals From Capitals
c2sc Small Capitals From Capitals
case Case-Sensitive Forms
clig Contextual Ligatures
dlig Discretionary Ligatures
dnom Denominators
fina Terminal Forms
frac Fractions
hlig Historical Ligatures
kern Kerning
liga Standard Ligatures
nalt Alternate Annotation Forms
numr Numerators
onum Oldstyle Figures
ordn Ordinals
ornm Ornaments
pcap Petite Capitals
salt Stylistic Alternates
sinf Scientific Inferiors
smcp Small Capitals
subs Subscript
sups Superscript

cioè, tutte le opzioni disponibili.

Per conoscere tutto ciò che ci offre il programma otfinfo è sufficiente scrivere

otfinfo -h

Con la lista pronta soltanto rimane prendere LibO Writer 5.3+ per provare come si vede, oppure utilizzare il servizio offerto da Pablo Impallari

«Trascinando» il file del font lì avremmo la possibilità di provare come si vede con le diverse opzioni OpenType.

Il codice di questo servizio può essere scaricato da GitHub per utilizzarlo localmente.