Concetti tipografici

Prima di continuare con la lista di font con licenza libera, forse sarebbe meglio parlare un po’ di alcuni concetti tipografici, così possiamo capirci meglio 😉

Per iniziare, la terminologia più basica al parlare di tipografia è la classificazione «serif» o «sans serif».

serifasLa parola «serif», che di solito viene tradotta come «grazia», (anche se  l’origine della parola non risulta troppo chiaro), indica le piccole linee che compaiono nelle terminazioni dei caratteri.

L’immagine a sinistra indica alcune grazie in tre tipi di font «serif». Però, prima d’entrare nei dettagli che differenziano questi tre font è necessario un nuovo concetto: il contrasto.

Nell’immagine si vede che in ogni singolo carattere ci sono linee sottili e larghe: la differenza di larghezza fra la linea più sottile e quella più larga di un carattere è quello che in tipografia viene chiamato contrasto.

Adesso sì possiamo andare avanti e differenziare i tre font: quello di sopra è di «stile antico» o «garalda», quello in mezzo è «di transizione» e l’ultimo è di tipo «didone».

serifas2

I font «stile antico» come EB Garamond offrono basso contrasto, quelli di tipo «didone» offrono un contrasto enorme, quasi esagerato mentre che quelli «di transizione» stano «in mezzo». Tutto pronto, vero? Non proprio: le grazie nei tre font sono diverse, essendo quelle nei font stile antico più piccole e delicate mentre che nelle didone risultano sottili, lunghe, maggiormente orizzontali, di larghezza costante e ben definite.

Però c’è di più. Se tracciamo le «linee» definite per il contrasto, sopratutto nei caratteri chiusi come «o» oppure «g» troviamo

serifas3

Come si riesce a vedere, le linee sono inclinate (e parallele) nei font di stile antico mentre che in quelli di transizione e nei didone risultano sempre verticali.

Sui font «sans serif» (senza grazie) non c’è tantissimo d’aggiungere: in francese, «sans» significa «senza». Qui ci sono pure svariate definizioni: che grottesco, che lineare… meglio non entrare in tanto dettaglio (più informazione nei collegamenti alla fine dell’articolo).

Si dovrebbe differenziare anche i font sviluppati appositamente per il corpo del testo da quelli fati per le note al piè di pagina oppure per i titoli. In poche righe si può dire che per testi piccoli (8 punti o meno) i font devono avere meno dettagli ed essere più larghi (in confronto con la loro altezza) che i font per testi più grandi (10 punti in poi), mentre che per i titoli (16 punti o più) si dovrebbe favorire la altezza del carattere ed è possibile utilizzare font con molti dettagli. Alcuni font offrono varianti per le diverse grandezze del testo, a volte dette «dimensioni ottiche» (optical size in inglese), come si vede nella seguente immagine

lm-1

Un altro concetto molto importante in tipografia è quello di kerning, generalmente tradotto come «crenatura».

L’idea dietro il kerning è aggiustare la distanza tra i caratteri per distribuirli «nel modo giusto»

(clic nell’immagine per trovare la pagina originale del comic). Siccome il modo migliore di imparare qualcosa è «fare», lascio al lettore questo sito che offre il «giocco del kerning»

KernType a kerning game

L’idea è semplice: in ogni testo di ogni livello i caratteri agli stremi sono fissi mentre che quelli in mezzo possono essere selezionati e spostati con la tastiera per tentare di arrivare alla distribuzione ideale (non è così semplice). Attenti al corsivo! 😉

Prima di dimenticarmi, se vi capita di sentire a un tipografo o a un disegnatore grafico che pronuncia la parola «colore», attenzione!, forse non si riferiscono a quello che pensate

La tipografia ha un linguaggio tutto suo e pieno di definizioni strane. I curiosi possono consultare questo magnifico articolo (in inglese) dove tutto è bellamente definito e illustrato:

A Beautifully Illustrated Glossary Of Typographic Terms You Should Know

Ma mi raccomando, state attenti: questo della tipografia può diventare additivo…

Un’ultima nota relazionata non con la tipografia in se, ma con come facciamo a immagazzinare e usare i font nei nostri computer: i formati dei font.

Semplificando un po’, un font moderno è un «contenitore» per i diversi caratteri (e certa «informazione addizionale») dove ogni carattere è a sua volta rappresentato da una serie di punti e una «regola» per unire questi punti. Le regole sono fondamentalmente due: unire con frammenti di parabole (splines quadratici) oppure con funzioni cubiche (splines cubici). Il formato .ttf, comunemente noto come «TrueType» supporta soltanto splines quadratici mentre che il formato .otf, comunemente noto come «OpenType» supporta entrambi.

Ed è proprio qui che le cose diventano un po’ strane perché «OpenType» può riferirsi non solo al formato del font ma anche, e sopratutto, alle sue «proprietà avanzate» (l’informazione addizionale della quale parlavamo prima): con OpenType possiamo anche riferirci alle tabelle di sostituzione che permettono che in forma automatica due caratteri siano sostituiti per la corrispondente legatura tipografica, che quando una «f» viene seguita da una «t» la prima sia sostituita per una versione più «magra» (la sua «alternativa contestuale») per evitare così che questa «si scontri» con la «t», che al scrivere una parola in greco una σ alla fine sia automaticamente sostituita per la sua variante Ϛ, eccetera.

Conoscere le caratteristiche OpenType di un font

E per fare tutto ancora «peggio», è possibile includere tabelle OpenType nei font TrueType.

Esiste un altra tecnologia che offre caratteristiche tipografiche avanzate: Graphite. Questa tecnologia può essere applicata soltanto ai font .ttf e per il momento è riconosciuta soltanto per Firefox e per i derivati di OpenOffice, Apache OpenOffice (tramite un’antica implementazione che nessun altro usa e che presenta certe limitazioni) e LibreOffice.

Ci sono due problemi con questa tecnologia: i font disponibili sono pochi (si contano con le dite) e i processori di testo in grado di approfittarne sono ancora meno (soltanto due dite), perciò si viene creato un documento .odt in Writer che usi, diciamo, qualche specialità di Charis SIL e poi questo documento viene aperto in Abiword o Calligra Words… ci saranno problemi.

Certamente si può approfondire molto di più (vedere i collegamenti a continuazione), però credo che per un’introduzione siamo già a posto. Rimane sotto l’esclusiva responsabilità del lettore la pericolosa decisione di andare oltre 😉


Più informazione

Beautiful Details, Beautiful Books: How to Recognize Oldstyle Typefaces

Alternate figures

Vox-ATypI classification

Crenatura nella wikipedia in italiano

FontForge | TrueType vs. PostScript vs OpenType vs SVG fonts

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