Il font Baskervaldx

In tipografia, il termine Baskerville si riferisce a uno stile particolare disegnato originariamente nel 1757 per John Baskerville. È un font di transizione molto bello ed equilibrato.

Ci sono stati non pochi tentativi di rivivere questo stile tipografico e oggi voglio presentare uno particolarmente ben realizzato e con licenza libera (GNU GPL con eccezione per i font tipografici),

Baskervaldx

per Michael Sharpe:

Baskervaldx

Con vere legature tipografiche, vero maiuscoletto, vari stili per i numerali (normale, tabulare, stile antico…), eccetera, si presenta come un font molto interessante, di alta leggibilità e bello da guardare. È disponibile sia formato TeX che formato OpenType.

Disponibile LyX 2.2.0

lyxIl progetto LyX ha annunciato la disponibilità della versione 2.2.0 di questo magnifico editore grafico per [Xe|Lua]LaTeX:

[ANNOUNCE] LyX 2.2.0 Released

Celebrando 20 anni (e dopo due anni di lavoro) questa nuova versione propone una lunga lista di novità, le quali si possono consultare in questo indirizzo

http://wiki.lyx.org/LyX/NewInLyX22

È possibile scaricare la nuova versione da qui: https://www.lyx.org/Download/

Mentre che gli utenti di openSUSE possono già installare questa versione dal repositorio Publishing.

LyX-220

Il piccolo corso introduttivo che sto portando avanti (e che verrà seguito di articoli più approfonditi) terrà conto delle novità in questa versione.

[Xe]LaTeX e LyX: l’altra forma da scrivere, 5

Quinta puntata di questa serie su LaTeX, XeTeX e la magnifica interfaccia grafica per questi, LyX.

Andiamo avanti a parlare delle cose che fanno che LyX sia così speciale.

Il concetto «WYSIWYM»

Per capire il concetto WYSIWYM (What You See Is What You Mean, quello che vedi è quello che vuoi dire) è sufficiente guardare la seguente schermata dove si trova contemporaneamente quello che fa vedere LyX durante il lavoro e il risultato di quel lavoro, dopo «compilare» il documento

LyX-wysiwym

Quello che fa vedere LyX durante l’edizione del documento (sinistra) non è esattamente uguale al documento finale (destra), però ci da un’idea esatta di quello che il documento vuol dire. Infatti, LyX non fa vedere le pagine durante l’edizione: per ragionare sul contenuto non sono necessarie.

Un’altra cosa che manca sono tutti i \documentclass, \begin{document}, \end{document}… quei codici sono «nascosti» (anche se facilmente reperibili) e sono gestiti da LyX. Pure i titoli si vedono come «titoli» (sebbene in un formato che no corrisponde a quello del documento finale) e no come una istruzione \section.

Altre cose che LyX non ci darà mai:

  • Non ci sono righelli di pagina.

  • Non si può creare spazio orizzontale premendo lo spazio più volte: dopo il primo gli altri spazi verranno ignorati. Lo stesso con Invio: gli spazi sono gestiti dagli stili, l’autore non deve preoccuparsi.

  • Il tasto TAB serve soltanto a muoversi nel documento (le diverse parti di un’espressione matematica, le celle di una tabella…)

Tutto ciò che sia spazio, rientro di paragrafo, formattazione del testo, contenuto della riga d’intestazione della pagina, posizionamento delle figure e tabelle… tutto questo si gestisce in forma automatica e secondo il contesto, basandosi nel documentclass scelto in Documento → Impostazioni → Classe de documento:

LyX-classe

Ci sono tantissime classi di documenti a nostra disposizione, e ci sono anche diverse forme di «personalizzare» ogni classe. Molte di queste «personalizzazioni» possono essere realizzate proprio dai menù in Documento → Impostazioni scegliendo in modo grafico le opzioni necessarie, per altre invece dovremmo scrivere un po di codice nel «Peambolo LaTeX».

Vedremo degli esempi nei prossimi articoli.

Vollkorn: un font molto «salutare»

Oggi voglio presentarvi un magnifico font disponibili con licenza SIL Open Font License (OFL):

Vollkorn, per Friedrich Althausen

Vollkorn

AGGIORNAMENTO: la versione 4 del primo marzo 2017 offre tantissime opzioni in più!

Questo font offre quattro «pesi», ognuno con una versione in corsiva: regolare, semibold, grassetto e nero. Con numerose opzioni OpenType (maiuscoletto, frazioni, set stilistici, eccetera), Vollkorn è certamente un font da tener ben presente.

[Xe]LaTeX e LyX: l’altra forma da scrivere, 4

Quarto capitolo di questa serie su LaTeX, XeTeX e la magnifica interfaccia grafica per questi, LyX.

Finalmente s’inizia a parlare sul perché LyX è così speciale…

C’è una lunga guerra tra chi crede che la miglior forma di creare documenti è con editori di testo e codice, proprio come si fa con LaTeX «puro e duro», e chi pensa che niente può superare una bella interfaccia grafica con i suoi menù e le sue barre degli strumenti.

I difensori della edizione basata su testo diranno,  e di solito hanno ragione, che conoscendo i codici giusti è molto più semplice e veloce usarli che fare centomila clic di qua e di la e che negli editori grafici si passa più tempo cercando una funzione che usandola.

I difensori dei programmi di edizione grafici diranno, e di solito hanno ragione, che ricordarsi un numero enorme di comandi implica uno sforzo generalmente ingiustificabile e che imparare un programma grafico è sempre più semplice che imparare tutti i codici di uno basato su testo.

A questa guerra si aggiunge pure un terzo gruppo formato per quelli che dicono che gli altri due gruppi sono dei pazzi e che non c’è niente che superi i tasti a scelta rapida. A questo punto i due primi gruppi rispondono, e di solito hanno ragione, che fare tutto con la tastiera richiede un’abilità nelle dite e una memoria propria di un pianista virtuoso.

LyX finalmente ha risolto questo eterno conflitto nella forma più elegante possibile.

Le azioni più «pesanti» in LaTeX che devono realizzarsi soltanto una volta per ogni documento (scegliere il documentclass, l’idioma, i font, formato di pagina, eccetera) si gestiscono tramite menù.

Le azioni difficili che devono realizzarsi ogni tanto in documenti particolari (inserire pagine speciali, cambiare la numerazione delle pagine del indice di contenuto, eccetera) si possono gestire con codice.

Finalmente, e qui risiede la gran bellezza del programma, tutto il resto può essere gestito sia tramite menu, barre degli strumenti, codice o tasti a scelta rapida.

Effettivamente, LyX offre il meglio di tutti i mondi, lasciando contenti agli utenti più svariati.

In termini generali si può dire che un utente LyX non necessita di conoscere LaTeX per utilizzare il programma, però si sa qualcosa di LaTeX meglio ancora: riuscirà a fare cose direttamente col codice senza utilizzare i menù.

O può anche utilizzare i tasti a scelta rapida…

Guardate la seguente immagine:

Qui si può vedere l’editore di equazioni di LyX però il concetto è valido anche per le altre funzioni. Ce ne sono barre degli strumenti per inserire elementi quali una frazione, ma se s’inizia a scrivere l’istruzione \frac LyX non solo capisce quello che stiamo scrivendo: ci offre tramite un menù tutte le possibilità compatibili con quello da noi scritto.

Concentriamoci un attimo su \frac. Se dopo scrivere l’istruzione si preme il tasto spazio l’istruzione diventerà automaticamente una vera frazione in attesa di numeratore e denominatore. Nuovo tentativo: se invece di scrivere \frac si premono i tasti Alt-M, poi F si ottiene lo steso risultato.

E così con tutto: scrivere \sqrt, premere il tasto con la radice quadra o usare i tasti Alt-M, dopo S ci darà sempre la radice quadrata che cercavamo.

Questa versatilità non è limitata alle equazioni. Per esempio, per scegliere di scrivere un titolo di sezione si può utilizzare il menù in alto a sinistra, oppure Alt-P seguito da 2…

LyX-ITA

In sintesi, LyX ci permette di lavorare in tre modalità diverse: menù, testo o tasti di scelta rapida. È l’utente a scegliere!

Primo «assaggio» di Domando allo scrittore

Ottobre, 2016: La traduzione è già finita, ma il testo dev’essere controllato. Più informazione qui: «Domando allo scrittore», molto vicino


Sono già arrivato al capitolo B.2, cioè sono approssimativamente a un 20% della traduzione (preliminare) del testo. Ma bisogna dire che questo 20% è molto lontano d’essere una versione definitiva… Comunque, se qualcuno ha curiosità di vedere come va questo progetto, ecco una versione assurdamente preliminare della prima parte:

Domando allo scrittore, versione esageratamente preliminare (PDF)

Dal capitolo B.3 in avanti ci sono soltanto i titoli, ma almeno l’indice generale è completo e si può «intuire» il contenuto del libro.

Opinioni? Commenti?

La famiglia di caratteri Source Pro

Qualche anno fa Adobe liberò (con licenza SIL-OFL) una serie di caratteri tipografici di alta qualità che formano il progetto Source pro. Ci sono tre versioni di questi font: Con grazie (Source Serif Pro), senza grazie (Source Sans Pro) e di larghezza fissa (Source Code Pro), ognuna in diversi «pesi»:

Source-Pro1

IMPORTANTE: Source Serif Pro non offre ancora la versione in corsivo. Questo può essere un problema in LibreOffice Writer perché quando il programma non trova uno stile particolare lo «produce» tramite una «distorsione» del font di base, e questo non da mai buoni risultati. Le altri due versioni sono complete.

È possibile scaricare questi font da:

[Xe]LaTeX e LyX: l’altra forma da scrivere, 3

Terzo capitolo di questa serie su LaTeX, XeTeX e la magnifica interfaccia grafica per questi, LyX.

Tipi di documenti

L’idea principale di LaTeX è quella di stabilire una separazione tra contenuto e formattazione: noi diciamo «questo è un titolo», ma non ci preoccupammo della forma del titolo. Questo suona interessante, mi dirà il lettore, ma prima o dopo dovremo preoccuparci per l’aspetto finale del documento! Come si fa a decidere il tipo di carattere tipografico da utilizzare, quanto grande sarà il testo, il formato delle pagine e tutto ciò che serve?

Mi permetterò di semplificare il discorso in questo articolo: come vedremo, i dettagli non sono in realtà così importanti, solo i concetti.

LaTeX prende le definizioni per ogni stile particolare da un documento speciale chiamato documentclass, o «classe di documento», nel quale tutte le questioni di formattazione (per esempio, a quale formato corrisponde l’istruzione \section) sono dichiarate.

Per scegliere un determinato tipo di documento, per esempio «article» (i nomi di solito sono in inglese), e l’idioma in cui vogliamo scrivere, per esempio italiano, doviamo scrivere all’inizio (prima del «\begin{document}» visto nell’articolo precedente):

\documentclass[italian]{article}

Creare un documentclass dal nulla non è semplice. Anzi, è complicatissimo. Fortunatamente non è necessario il farlo: tutte le distribuzioni LaTeX moderne includono un numero enorme di documentclass i quali, insieme alla possibilità di modificare le opzioni predefinite di ognuno di loro ci permette di dare ai nostri documenti il formato desiderato senza troppi problemi. Per esempio, se invece di carta A4, valore predefinito per il documentclass «article», noi vogliamo usare A5 l’istruzione di sopra dovrà modificarsi a

\documentclass[a5paper,italian]{article}

In questa parte del documento anteriore al «\begin{document}», parte che viene chiamata preambolo LaTeX, è possibile definire tantissime cose… sapendo come farlo, chiaramente.

Per esempio, LaTeX ha un modo tutto suo per definire i margini della pagina, modo del quale non parleremo perché LyX lo «traduce» in un formato più comprensibile (cioè, fornire direttamente i margini…).

Per altre cose come definire il contenuto della riga d’intestazione delle pagine o modificare il formato dei titoli dei capitoli si dovrà lavorare un po’ di più, ma torneremo su queste e altre cose più avanti, negli articoli «avanzati» che verranno dopo questo piccolo «corso d’introduzione».

La «costruzione» del documento

Dato che l’idea di questi articoli è introdurre LyX non entrerò nei dettagli tecnici su come si costruisce il documento: LyX lo farà per noi. Fornirò pertanto solo le idee più basiche.

Il nostro documento è finora una successione di istruzioni LaTeX che devono essere «compilate» (in genere, più di una volta) per creare il risultato finale. Questo si realizza chiamando il programma «latex» con una serie di parametri tra i quali si trova, chiaramente, il nome del file da noi scritto. LaTeX genera dunque un file «.dvi» perfettamente formattato che può essere visionato o stampato a volontà. È anche possibile generare dei file PDF «interattivi» con dei link «vivi» (tornerò su questo in futuri articoli).

XeTeX

C’è però una cosa della quale non abbiamo ancora parlato: scegliere i font. Non è stato un caso. Per una parte fare questa scelta con LyX è infinitamente più semplice che farlo manualmente.

Il secondo motivo è però più profondo: LaTeX utilizza un sistema tipografico proprio, incompatibile con tutti gli altri sistemi (non sa cosa sia unicode) e assolutamente complicato.

Ci sono delle varianti di LaTeX che permettono di risolvere questi problemi, principalmente il mancato supporto unicode. In questa serie d’articoli mi centrerò su quella variante che è forse la più matura di tutte: XeTeX.

XeTeX non solo da supporto a lingue non occidentali ma ci permette d’utilizzare i font del sistema, offrendo uno dei supporti più completi di OpenType che esistono nel software libero e non solo.

XeTeX chiama i font in un modo un po diverso a quello di LaTeX… però siccome LyX farà quasi tutto da solo non ci preoccuperemo più di tanto per il momento.

Ma solo per il momento: scegliere di attivare diverse caratteristiche OpenType, definire altre famiglie di font o cambiare i font utilizzati nelle espressioni matematiche sono argomenti che meritano articoli indipendenti.

Nei prossimi articoli inizieremo finalmente a parlare su LyX e a indicare tanto i vantaggi come i problemi che questo programma ci darà in confronto con i programmi di videoscrittura tradizionali.

Libertinus Fonts

Oggi voglio presentare un interessante progetto portato avanti dallo sviluppatore Khaled Hosny:

Libertinus Fonts

Questo progetto è un «fork» da Linux Libertine e Linux Biolinum: nato per creare un font «matematico» da utilizzare in XeTeX con unicode-math (torneremo su questo in futuri articoli su LyX) e che andasse d’accordo con i font Libertine, con il tempo il progetto Libertinus è cresciuto diventando una completa famiglia di caratteri tipografici piena di caratteristiche OpenType avanzate e che risolve diversi problemi presenti nel progetto originale.

libertinus

Legature tipografiche, alternative contestuali, vero maiuscoletto, veri apici e pedici, frazioni… la lista è importante.

NOTA: l’unico modo d’approfittare tutto questo è con sistemi come XeTeX. Programmi più semplici come LibreOffice o Calligra Suite offrono supporto soltanto per le legature e le alternative contestuali: gli apici, pedici, maiuscoletti, ecc. in Writer sono simulati, non veri.

L’equivalenza tra entrambi progetti, il vecchio e il nuovo, è la seguente:

  • Libertinus Serif: corrisponde a Linux Libertine. Con grazie. Offre tre «pesi» con le corrispondenti versioni in corsivo: normale, semibold e grassetto .
  • Libertinus Sans: corrisponde a Linux Biolinum. Senza grazie. Offre normale e grassetto con le corrispondenti versioni in corsivo.
  • Libertinus Mono: corrisponde a Linux Libertine Mono. Un font di larghezza fissa basato in Libertine Serif. Soltanto versione «regolare».
  • Libertinus Keyboard: corrisponde a Linux Biolinum Keyboard e offre i caratteri inquadrati come se fossero dei «tasti». Soltanto versione «regolare».
  • Libertinus Serif Initials: corrisponde a Linux Libertine Initials. Un font decorativo per creare Capolettere  (un paragrafo in cui il primo carattere occupa più di una riga). Soltanto versione «regolare».
  • Libertinus Serif Display: corrisponde a Linux Libertine Display. Una versione più «alta» e meno «larga» di Libertine Serif, appropriata per titoli. Soltanto versione «regolare».
  • Libertinus Math: senza controparte, è il font che diede inizio al progetto. Offre simboli matematici, caratteri greci e tutto ciò che serve per creare complesse formule matematiche in sistemi come XeTeX, LuaTeX, eccetera.

I font Libertinus si possono scaricare da questo indirizzo: Releases.

[Xe]LaTeX e LyX: l’altra forma da scrivere, 2

Anche se si può utilizzare LyX senza mai toccare un riga di codice LaTeX, conoscere cosa succede «dietro le quinte» ci aiuterà a capire come funziona questo programma. Dunque, in questo articolo e nel prossimo proveremo di capire cos’è LaTeX per poi parlare su LyX a partire del quarto capitolo della saga

LaTeX come un linguaggio di etichette (o quasi…)

In LaTeX (quasi) ogni elemento risulta «marcato» con delle etichette che identificano le proprietà che vogliamo dargli.

Per esempio, per avere un’espressione come E = mc2 «in linea» (cioè, all’interno di un paragrafo) in LaTeX doviamo scrivere

$E=mc^2$

mentre che se l’espressione dev’essere da sola in una linea con un numero che l’identifica e si aggiorna automaticamente quando altre espressioni sono aggiunte, doviamo scrivere

\begin{equation}E=mc^2\end{equation}

Invece, se non vogliamo il numero semplicemente usiamo

\[E=mc^2\]

In LaTeX si usano anche delle istruzioni che somigliano di più a una «funzione» (ed è per questo che prima dicevo «quasi»…). Per esempio, per indicare il titolo di una sezione:

\section{Questo è il titolo della sezione}

Se vogliamo «dare un nome» all’equazione di prima per dopo «chiamarla» da un’altra parte del documento si usa

\label{nome}

Dunque, lasciando per un attimo da parte alcune cose delle quali parleremo più avanti, scrivendo questo

\begin{document}
\section{Questo è il titolo della sezione} 
Adesso un testo normale, seguito da una espressione 
matematica $E=mc^{2}$. 
Questa equazione è molto importante, tanto da metterla 
in primo piano e numerata con una etichetta:
\begin{equation} E=mc^{2}\label{eq:Einstein}\end{equation} 
Quest'etichetta può essere citata molto facilmente: 
riferirsi all'equazione \ref{eq:Einstein} 
\end{document}

Si ottiene questo risultato

LaTeX-intro

Cioè, per il riferimento incrociato all’equazione è sufficiente utilizzare l’istruzione

\ref{nombre}

È importante notare che tanto \label come \ref servono per molto di più che chiamare equazioni: questi istruzioni sono «inteligenti» e se la prima viene collocata insieme al titolo de la sezione (o figura, o tabella) «riesce a capire» dove si trova in modo tale che \ref da sempre il riferimento nel formato giusto.

In questo semplicissimo esempio si vede tanto la grandezza (tutto è automatico!) come la debolezza (tutto è codice!) di LaTeX.

Nelle prossime puntate approfondiremo su come un documento LaTeX è veramente costruito, il modo in cui questa debolezza può essere superata, come facciamo a utilizzare i font del sistema nei nostri documenti e… continuerà… 😉